Più passa il tempo e più mi accorgo
che il mondo intorno a me corre e viaggia alla velocità della luce! In questa
corsa forsennata, spesso, non c'è spazio per una stretta di mano, un abbraccio,
uno sguardo, una parola...Eppure basterebbe fermarsi giusto un attimo per
cogliere il calore di una vigorosa stretta di mano...la tenerezza di un
fraterno abbraccio...l'alchimia di uno sguardo complice...la bellezza di una
parola sussurrata o…quando il contesto e l’evento la richiede…urlata...
lunedì 10 settembre 2012
domenica 9 settembre 2012
Racconto di...infanzia!!!!
“Anime”!
Giusi era una ragazza vivace!
Fin dall’infanzia aveva dimostrato di possedere una spiccata intelligenza e una grande capacità di adattamento. Nel tempo, queste due capacità le erano tornate molto utili. Le avevano insegnato a sopravvivere in un mondo dove non sempre c’era spazio per lei. A queste conclusioni Giusi era giunta sin da piccola.
A distanza di anni, conservava ancora vivo il ricordo di quando era giunta in orfanotrofio, in quell’ enorme struttura definita “istituto per orfani” dove trovavano “accoglienza” i cosiddetti senza famiglia!
Ricordava sua madre mentre le preparava il fagotto per rispedirla in chissà quale “casa”! Ricordava l’avvicendarsi di più famiglie che si erano contese la sua persona come un giocattolo o un pacco postale da poter rispedire al mittente nel momento in cui diveniva “troppo faticoso” prendersi cura di lei e ricordava i periodi di stasi vissuti in quel enorme “casermone” nella speranza che fosse lei la “prescelta” in mezzo a tante “animelle perse”. Poi erano arrivati gli anni dell’angosciosa consapevolezza che non avrebbe “mai” trovato famiglia. “Era troppo grande”!
Quest’esperienza le aveva insegnato che non sempre si ottiene ciò che si desidera e che bisogna accontentarsi di ciò che si ha. Lei si era contentata ed era cresciuta!
Era diventata grande e, assieme al suo corpo, era maturata anche l’insopprimibile voglia di avere una casa e una famiglia propria.
Nessuno le aveva mai regalato Amore eppure lei era pronta a donarlo.
Lei non aveva conosciuto né un abbraccio paterno né una carezza materna, tuttavia sapeva cosa rappresentassero questi piccoli grandi gesti nella vita di ognuno.
“Ai miei figli”, si ripeteva tra sé, “insegnerò due grandi cose: l’Amore per la vita e l’Amore per il prossimo! Il resto verrà da sé!”.
Tina Cancilleri
giovedì 6 settembre 2012
Giusto per...ridere! Ciak! Si gira! Parte IV
Quando si dice…”ma che splendida
giornata”!!!!
Ebbene si! Quando le giornate
iniziano male puoi fare di tutto per tentare di far loro prendere un’altra
direzione…continueranno ad andar male…
Già! Tutto è già stabilito
dall’inizio…al momento del risveglio…
Ed è in quel preciso istante che
dovremmo intendere che piega prenderà la nostra giornata…
Già! La nostra giornata!
Ed è in quel preciso istante che
dovremmo comprendere che sarà costituita da momenti “idilliaci” e predisporci e
viverli al meglio…col giusto “entusiasmo”…
Già! Col giusto entusiasmo…
Ma per far ciò dovremmo avere un
“occhio clinico”…
Ecco! Ho usato la parola d’ordine di
oggi: “occhio clinico”!
Per qualcuno, addirittura, potrebbe
essere una “parolina magica”. Perché?
Semplice! Perché è quell’ ”occhio”
che, con ciclicità, mi conduce nei meandri dei laboratori dell’ospedale e, con
ciclicità, mi conduce tra “le amorevoli cure” della “mia” infermiera…
Già! nonostante io abbia fatto
domanda di “esenzione”, mi dicono che, in alcuni casi, il “ticket” purtroppo va
pagato e quindi…aimè…sono costretta a “saldare” il conto…
Ebbene si! Sono costretta a subire le
“angherie” di un fato balordo…
Stamattina i messaggi erano stati
chiari…
Già! Dovevo capire…prevedere il mio
“inevitabile” destino…
I messaggi erano stati chiari…
Già! Non si può varcare l’uscio di
casa…chiudere la porta…sentir cadere le chiavi dall’interno e dire… “oggi è una
splendida giornata”!
Quando si inizia con questi “chiari
di luna” lo sai già quale sarà il suo decorso…
Non è un caso che…stranamente…risolva
il problema chiavi con una semplice chiamata.
Infatti…arrivo in ospedale…faccio la
fila per pagare il ticket e la “macchinetta self service” che fa?
“Si mangia” le mie banconote…non mi
dà il resto e…soprattutto…si rifiuta di stamparmi la ricevuta…
La sottoscritta inizia a sbuffare…si
avvicina al signore che, in teoria, dovrebbe esser lì per aiutarci e dice: “Mi
scusi! La macchinetta si è bloccata! Non dà resto e non stampa!”
Il tizio mi guarda…fa spallucce e mi
dice: “E io che ci posso fare? È da ieri che fa così! Vedrà che tra un po’ si
sblocca! La ricevuta sicuramente arriva…in quanto al resto…se lo può
sognare…farà richiesta di rimborso!”
Io lo guardo…sbuffo e vado!
Dopo un’attesa di ben quindici minuti
(in cui, tra l’altro, un bel po’ di persone mi son passate avanti!), la
macchinetta riprende vita e mi stampa la mia “preziosa” ricevuta.
Mi avvio verso lo sportello del
laboratorio analisi e chi incrocio? La “mia” infermiera!
Rassegnata mi avvicino allo sportello
e porgo all’impiegata la richiesta con la tanto agognata ricevuta.
L’impiegata mi guarda…mi sorride…alza
lo sguardo e…come se nulla fosse…attende!
Io inizio a spazientirmi…osservo
l’orologio e dico: “Mi scusi, sono già in ritardo per il prelievo…”.
L’addetta non risponde e continua a
prender tempo.
Dopo qualche minuto d’attesa
comprendo…
Scanchero mentalmente…sorrido e mi
avvio verso la “mia” infermiera che è lì pronta ad accogliermi e a condurmi in
laboratorio per il “nostro” consueto prelievo…
Sospiro e rassegnata la seguo…
Faccio il prelievo e…prima che possa
“acchiapparmi” di nuovo…scappo!
Mi dirigo verso il “mio”
reparto…aspetto il “mio” medico e…dopo l’ennesima attesa snervante…entro…
Il mio medico mi osserva…nota il mio
nervosismo e non commenta ma…con la dolcezza e l’umanità che lo
caratterizza…per alleviare la mia tensione…mi invita a fare la “pausa caffè”
con lui…
Tranquilli!!! Non ci prova!!! È
semplicemente il mio medico ed è una donna!!! E soprattutto…è una donna che non
ha inclinazioni particolari!!!
Comunque! Usciamo dallo
studio…arriviamo al bar…ci avviciniamo al bancone e chi ci trovo?
La “mia” infermiera!
Lei mi sorride…si avvicina…saluta e
dice: “Tesoro mio, manco il tempo di allontanarmi e già mi tradisci? Non si fa,
non si fa!”
Il mio medico mi guarda…la guarda…probabilmente
ripensa agli eventi precedenti…scoppia a ridere e dice: “Adesso capisco!”
Io lo guardo e dico: “No, non può
capire! È una persecuzione! Un incubo…il mio peggior incubo!”
“Lui” mi sorride benevolmente…volge
lo sguardo verso l’infermiera e dice: “Mi spiace per te ma…per oggi…è tutta
mia!”
L’infermiera lo guarda…mi guarda e
dice: “Già! È tutta sua! Con lei non posso competere! Lei è un medico ed io…io
sono solo una povera infermiera! Ma io non demordo!”
Fa l’offesa e va!
Rientriamo in reparto…faccio la
visita e vado…
Esco da quell’infernale struttura
ospedaliera…mi reco alle poste e allo sportello chi mi ritrovo?
Un’impiegata che piuttosto che fare
il suo lavoro si diletta a farmi i complimenti per l’aspetto ed il look
decisamente giovanile…per la perfetta forma fisica…per l’età che ho ma che non
dimostro…etc. etc…
Ma allora ditelo!!!!
Parma,
lì 6 settembre 2012 Tina
Cancilleri
mercoledì 5 settembre 2012
A proposito di...memoria!!!!
Memoria…buchi
e…detriti…
“La memoria è piena di buchi…si sa…è fatta di detriti…”
Ed
è da quei buchi e da quei detriti che…spesso…troppo spesso…cerchiamo
disperatamente di far riaffiorare degli eventi…degli episodi…degli scorci di
vita che…per una miriade di motivazioni diverse abbiamo perso nei meandri della
nostra memoria.
Già!
Una memoria che vorremmo “rileggere”…raccontare…rivedere…
Già!
Rivedere per poter “rileggere”…per poter osservare con occhi diversi ciò che,
forse in maniera inconsapevole, abbiamo volutamente imprigionato nell’angolo più
buio e nascosto del nostro cuore perché troppo grande era il dolore che ci
stava dietro.
Non
è un caso che “il cuore avverta e la mente rimuova”. Già! Contrariamente al
pensar comune, mente e cuore “camminano sempre a braccetto”. L’uno non esclude
mai l’altro come l’uno non annulla l’altro, anzi.
Se
la mente “è in rialzo”, il cuore ride mentre se “è in ribasso”, piange e si
volge in maniera negativa verso ciò che la circonda.
È come
se questi due elementi ”giocassero in borsa” e subissero un po’ le “fluttuazioni
del mercato” e noi non riuscissimo nemmeno lontanamente a prevedere quale sarà
il decorso interiore che avrà l’elemento predominante in quel momento e…di
conseguenza…quali saranno gli effetti delle “nuove quotazioni”.
Già!
non ci è dato sapere se sarà “una perdita o un guadagno” questo nostro “gioco
delle parti”. Sappiamo soltanto che fa parte di noi…del nostro esistere…del
nostro rapportarci al mondo…del nostro vivere con tutte le sue sfumature…
Sfumature
che assumono colorazioni diverse in base a quale sarà l’elemento predominante
del momento: cuore o mente…raziocinio o istinto…logica o impulso…
Tutto
dipende da “chi” e da “come” verranno gestiti gli eventi…
Il
tempo poi…farà tutto il resto…
…Creerà
i buchi…si porterà dietro i detriti e…lascerà andare i brandelli di vita…
Tina Cancilleri
domenica 2 settembre 2012
Racconto di...mafia!!!!
Donne allo “specchio”!
Eran
tempi terribili: stragi atroci, bimbi ferocemente torturati e poi sciolti
nell’acido, attentati, guerre “fratricide”. Scenario di questa guerra senza
fine, dove morte chiama morte, è la Sicilia.
Una Sicilia stanca e con poca voglia di guardare avanti.
Troppo lo sconforto di fronte all’iniquità delle “famiglie” ed infinito
l’orrore di fronte all’umana crudeltà.
Probabilmente,
Anna non era riuscita a sopportare tutto questo! Forse era stata presa dalla
depressione a causa della storia del fratello Salvo che, alcuni anni prima, si
era deciso a collaborare con la giustizia. Giudici e magistrati erano riusciti,
grazie alla sua testimonianza, a ricostruire un pezzo importante della storia
di mafia degli ultimi decenni.
Un’infamia
per la sua “famiglia” che, per innumerevoli anni, aveva dominato un “noto”
quartiere catanese dove suo zio Rocco, detto il “saraceno”, sparito nel nulla
con la tecnica della “lupara bianca”, era stato una specie di incontrastato e
sanguinario sovrano. A lui nulla sfuggiva perché aveva, grazie ai suoi
picciotti sparsi nelle varie zone della città, “occhi” e “orecchie”
dappertutto. Ogni sgarro, infatti, veniva pagato con la vita.
A
causa del pentimento del fratello Anna aveva perso il sonno della notte!
Malgrado
la sua apparente noncuranza, lei, donna di mafia, non riusciva ad accettare
quell’infamia che si era riversata sulla sua “famiglia” e, contro ogni forma di
logica razionale, subiva in silenzio le contestazioni degli associati.
Come
poteva accettare, cinicamente, l’eliminazione del fratello-traditore, del
sangue del suo stesso sangue? Come lavare la vergogna di avere un pentito in
famiglia? Come sopprimere dalla sua mente quella “vocina” insidiosa che le
consigliava di guardare oltre le mura della sua coscienza mafiosa? Perché era
stato chiesto a lei di occuparsi del “caso”? Perché la “famiglia” esigeva da
lei questo sacrificio? Non aveva già dimostrato più volte la sua fedeltà? Non
stava già soffrendo abbastanza?
Anna
non aveva requie!
Il
fratello l’aveva resa vulnerabile! Era lui il suo tallone d’Achille, la sua
spina nel fianco!
Quale
la decisione giusta? Quale la strada da scegliere? Quale il “legame” da
prediligere?
Nel
dubbio…si guardò allo specchio e…agguantata la pistola…scelse la strada
dell’”infamia”.
Tina Cancilleri
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